lunedì 30 gennaio 2017

RECENSIONE "CACAO CITY" di Antonietta Usardi



Il cacao, gioia e delizia per tutti i golosi e i meno attenti alla linea. 
Cosa potrà mai fare un quadratino delle dimensioni di un’unghia? 
Il mio lato da analista scientifica può elencare i pro e i contro di questo alimento che mette d’accordo tutti: bambini e adulti. È un antidepressivo grazie alla feniletilamina, stimola la serotonina che diminuisce lo stress, stimola la concentrazione e i riflessi; d'altro canto l’abuso di questo alimento può portare a una modifica dell’acidità dello stomaco per chi soffre di reflusso gastro-esofageo e deve essere consumato con cautela da chi soffre di diabete.
Perché stai facendo una lezione di scienze invece di recensire libri?”, vi starete domandando… adesso ci arrivo, non temete!
Tutto questo preambolo serviva per introdurvi l’argomento su cui ruota il libro di cui vi parlerò oggi ossia “Cacao City” dell’autrice Antonietta Usardi.
Vediamo prima la trama di questo romanzo.

In una Milano distopica e contemporanea, il cacao è la droga preferita dagli anziani e spopola, fatale, in case di riposo e circoli ricreativi. Delizia, addetta agli abbracci in un megastore del centro, e suo fratello Claude, poliziotto, cercano disperatamente per la città i nonni Belinda e Costante, fuggiti da un centro di disintossicazione. Li segue Robespierre, giornalista con la vocazione del cronista d’assalto, disgraziatamente impiegato al Gazzettino delle Buone Notizie. Traffici illeciti, omicidi e misteriose sparizioni: nulla è ciò che sembra sotto le oscure luci di Chinatown. Chi ha portato il cacao in città? Perché Belinda e Costante, rapinatori di professione in gioventù, sono in fuga con tutta la vecchia banda?


Siamo a Milano. Delizia e suo fratello Claude sono alla ricerca disperata dei nonni scappati dalla casa di cura senza lasciare traccia. Orfani di entrambi i genitori, i due ragazzi sono cresciuti grazie alle cure di nonna Belinda e nonno Costante, ex rapinatori e adesso pensionati, che si concedono come unico lusso il sapore dolce e avvolgente della cioccolata in tutte le sue forme.
Il traffico illecito di cacao si fa sempre più importante e vani sono gli interventi della polizia che non riesce a controllare l’import di questa sostanza apparentemente innocua.

“Il cacao è diventato in breve tempo una vera e propria piaga sociale: Milano è piena di anziani fatti come zucchine che vagano con l’aria beata e sembrano non accorgersi di nulla. Niente li turba, almeno fino a quando reggono le arterie e il fegato. Poi è tutta un’altra storia”.

Il passo verso la dipendenza è breve e i due arzilli nonnini ne fanno un vero e proprio vizio che li porta a essere chiusi in un centro di disintossicazione.
Ma da lì fuggono senza un’apparente motivo e insieme a loro anche tutta l’ex banda di rapinatori. Cosa hanno in mente di fare? Rifarsi una vita o riorganizzare rapine come ai vecchi tempi?
Sapete bene che il secondo genere a me caro è il thriller. 
Cacao City è un romanzo che si rifà a questo genere (grazie alla presenza di cadaveri, ladri e poliziotti), ma che perde un po’ di queste caratteristiche, che a me piacciono molto, per far spazio alle descrizioni dell’ambiente che fa da cornice alla storia. Milano viene descritta in lungo e largo: le sue vie, i suoi negozi, l’appartamento del signor de’ Tali, e chi non c’è mai stato, come me, può usufruire di queste descrizioni per conoscere “virtualmente” la città.
L’autrice ha una scrittura davvero curata nei dettagli e abbastanza scorrevole. L’ironia non le manca. QWq uesto suo lato lo ritroviamo spesso nel romanzo e aiuta a non rendere pesante la lettura.
I personaggi sono ben delineati e quello che ho apprezzato di più è sicuramente Claude, il poliziotto. Ligio al dovere, pulito, la pecora nera della famiglia che con la legge non ha dei buoni rapporti, durante la storia si trasforma abbandonando per un attimo i suoi panni da bravo ragazzo e lasciandosi andare. Anche Robespierre è un altro personaggio che si fa notare, giornalista per il Gazzettino delle Buone Notizie, prende in mano la sua vita e decide di seguire i ragazzi in questa ricerca pur di occuparsi, finalmente, di cronaca e non delle solite notizie rosa che non fanno, o non hanno mai fatto, per lui.
Concludendo, consiglio il romanzo a tutti gli amanti dei thriller e ai cacao-dipendenti… perché a volte basta un quadratino per essere felici.

VOTO:




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